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Archeologia

Cinquemila scudi per Pompei

C’è una fotografia che ritrae Giuseppe Garibaldi con il figlio, i suoi ufficiali e una signora identificata con la contessa Maria Martini della Torre, in visita agli scavi di Pompei. Lo scatto risale al 22 ottobre 1860 e si trova presso l’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano a Roma. Con questo documento ha inizio il saggio di Carlo Avvisati che attraverso l’esame dei decreti fotografa un momento storico ben preciso, quello dell’unificazione dell’Italia, in cui Garibaldi, che si è autoproclamato «dittatore» delle Due Sicilie, prende coscienza dell’importante valore del patrimonio culturale in mano ai Borbone. A questi ultimi infatti, «sottrae» il Museo di Napoli e gli scavi di Ercolano e Pompei donandoli al re d’Italia Vittorio Emanuele II e dichiarandoli così «beni nazionali». Già all’epoca lo stato di abbandono in cui versavano le rovine di Pompei spinse Garibaldi a stanziare cinquemila scudi (annui) e a ordinare la ripresa immediata degli scavi, nominando il romanziere francese Alexandre Dumas (padre) alla direzione dell’area archeologica e del Museo Borbonico divenuto Museo Nazionale di Napoli. Nel piano sugli scavi anche l’imposizione ai visitatori di una tassa di due lire, domenica esclusa, per finanziare restauri e nuove indagini.

Una camicia rossa a Pompei, di Carlo Avvisati, 142 pp., ill. b/n e colore, «L’Erma» di Bretschneider, Roma 2010, e 45,00

da Il Giornale dell'Arte numero 311, luglio 2011


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