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Musei

Roma

Barbero saluta il Macro, gli succede Pietromarchi

E il museo si avvia a trasformarsi in fondazione

Luca Massimo Barbero accanto all’installazione di Adrian Tranquilli, Macro, 2011

Roma. È il romano Bartolomeo Pietromarchi (cfr. il box qui sotto) il nuovo direttore del Macro, nominato in tempi da record dall’assessore comunale alla Cultura Dino Gasperini, che lo presenterà ufficialmente il 4 luglio. Intanto il 24 giugno al Macro, l’ex direttore Luca Massimo Barbero (cfr. lo scorso numero, p. 50) presentando l’ultimo ciclo di mostre programmato, ha salutato gli addetti ai lavori ricevendo molti applausi. Tra i membri dell’amministrazione comunale lo affiancava il soprintendente Umberto Broccoli, ma non erano presenti né il sindaco Gianni Alemanno né l’assessore Gasperini, che aveva diffuso sulla stampa il nome del nuovo direttore e l’avvio della trasformazione del Macro in fondazione. Una sorta di ravvedimento sulla via di Damasco, visto che fino a un mese prima l’assessore non intendeva imboccare quella strada, scatenando una bufera di proteste? Mancanza di fair play verso il direttore uscente? Direttore che, con un gesto di stile inusuale oggi in Italia, ha lasciato di propria iniziativa la «poltrona» di direttore di un museo del cui posizionamento in ambito internazionale è stato il principale artefice, e, per di più, ha ringraziato, in una lettera ad Alemanno, per l’esperienza compiuta, pur dichiarando «irrevocabili» le proprie dimissioni alla scadenza del contratto. Barbero ha anche lasciato la «casa» in ordine, completa di programmazione, tra cui l’edizione 2011 del Premio Enel.
In due anni ha vinto più sfide, oltre a condurre in porto l’apertura dell’ala ideata da Odile Decq, dimostrando la forte richiesta da parte del pubblico cittadino di arte contemporanea (quasi 300mila visitatori, molti giovani). Ha creato un qualificato polo del contemporaneo, incardinato sulle due sedi del Macro (compresa quella al Testaccio), con gallerie e fondazioni, tutti insieme capaci di generare turismo e flussi economici. Ma quale imprinting ha dato al nuovo Macro, con cui si dovrà confrontare Pietromarchi? «Ho voluto che il Macro divenisse un “servizio” per la comunità. Ho cercato di disegnare delle geografie internazionali, rispecchiamento della realtà di luoghi e “verità” differenti, attraverso l’allestimento e potenziamento delle collezioni, la compresenza di più mostre (in tutto 50, Ndr), bilanciate tra attualità e storia, ricerche romane e straniere». Ora Barbero, oltre a curare mostre alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia («Temi e variazioni», dal 15 ottobre) e per la Fondazione Lucio Fontana concludere il catalogo generale dei disegni dell’artista, potrà essere un utile consulente per musei e fondazioni non solo italiani.
© Riproduzione riservata

Francesca Romana Morelli, da Il Giornale dell'Arte numero 311, luglio 2011


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