Il Giornale dell\ ilgiornaledellarte.comwww.allemandi.com

Opinioni & Documenti

L’Avvocato dell’Arte

I limiti della limitazione

In che modo il vincolo collezionistico condiziona la proprietà privata

Come ho scritto più volte, il diritto dei beni culturali è costituito dall’insieme delle limitazioni nascenti, per la proprietà privata e per quella pubblica, dal fatto che oggetto dei diritti dominicali sia una testimonianza più o meno importante della nostra storia: sia, in altri termini, quel che costituisce il «patrimonio storico e artistico della Nazione», come recita, nel II co., l’art. 9 della Costituzione, nel garantirne la tutela. Le limitazioni sono diversamente graduate a seconda che l’interesse documentario del bene sia semplice (testimonianza di civiltà avente oltre cinquant’anni e che risale ad autore non più vivente), qualificato (testimonianza di civiltà particolarmente significativa e riconosciuta dalla Pubblica Amministrazione), particolarmente qualificato (collezioni di beni culturali che «per tradizione, fama e particolari caratteristiche ambientali [...] rivestono come complesso un eccezionale interesse»). Una categoria a sé è poi quella delle collezioni fedecommissarie romane riconosciute ab antiquo i cui vincoli sono stati confermati nella legislazione nazionale, dopo l’annessione al Regno d’Italia della Provincia Romana. Per quest’ultima categoria è pacifico il vincolo dell’inamovibilità: le collezioni fedecommissarie sono legate all’immobile, normalmente un palazzo nobiliare, nel quale sono state originariamente raccolte e dal quale non possono essere spostate, perdendo altrimenti la loro identità. Ma ci si chiede se un vincolo al territorio, se non addirittura a un palazzo, possa sussistere anche per le collezioni di più recente costituzione, vincolate come tali ai sensi dell’art. 10/3 lett. e) D. lgs. 42/04, noto come Codice dei Beni culturali. Per risolvere il problema, è necessario partire dalla Costituzione Repubblicana che, all’art. 42/2, nel riconoscere la proprietà privata, riserva solo alla legge la determinazione dei limiti che essa può ricevere in funzione del suo interesse sociale. A tale riserva si attribuisce non carattere assoluto, come è per la riserva di legge in materia penale (art. 25/2): da tale norma, infatti, si ricava che il legislatore deve definire il tipo descrittivo di un reato in tutti i suoi elementi costitutivi perché questo sia costituzionalmente punibile come illecito penale, con la conseguente limitazione della libertà personale. La riserva di cui all’art. 42/2 ha invece carattere relativo: le limitazioni della proprietà privata possono essere definite dalla legge in tutti i loro elementi costitutivi, ma possono anche trovare fondamento in atti amministrativi, purché un potere al riguardo abbia, esplicitamente, la sua fonte nella legge, che ne determina caratteri e limiti. Ciò posto, il D. lgs. 42/04, dopo avere determinato, per tutti i beni culturali a interesse qualificato, i limiti elencati nell’art. 21/1, lett. a) e b) e nel successivo art. 29, per le collezioni fissa soltanto l’ulteriore limite del «divieto di smembramento» (art. 21/1 lett. c). Quindi, il proprietario di una collezione notificata come tale ha il diritto, in caso di spostamento di residenza nell’ambito del territorio nazionale, di portare con sé l’intera collezione, dando solo le garanzie richieste dall’amministrazione di tutela perché le cose non subiscano danni. I limiti sono pertanto soltanto quelli esplicitamente previsti dalla legge; non vi è alcuna delega al potere amministrativo di porne ulteriori e, tra quelli specificamente contemplati, non vi è alcun vincolo al territorio. Né, tra le garanzie da prestare perché le cose non subiscano danni, vi è l’obbligo di assicurare le cose per i rischi del trasporto, anche perché l’amministrazione è priva di interesse a garantire al proprietario il pagamento di un indennizzo nel caso di perimento del bene (questa la finalità di un’assicurazione delle cose da trasportare)! Per cui l’obbligo di assicurazione si tradurrebbe in un gratuito e non dovuto balzello imposto al proprietario per scoraggiare il trasporto dei beni entro il territorio nazionale. Né l’assicurazione potrebbe riguardare la perdita, peraltro non dovuta a frode, dei beni periti per l’Amministrazione dei Beni culturali, in quanto l’incidenza di questi sul patrimonio storico artistico vulnerato non sarebbe economicamente apprezzabile: chi potrebbe esprimere in denaro di quanto il patrimonio storico artistico italiano si impoverirebbe ove venisse incolpevolmente perduta la «Primavera» di Botticelli? Neppure è previsto dalla legge l’obbligo di far visitare la collezione da un pubblico generico o qualificato (ad esempio, studiosi): infatti un tale obbligo insorge, ai sensi dell’art. 38 D. lgs. 42, solo quando i beni culturali siano stati «restaurati o sottoposti ad altri interventi conservativi con il concorso totale o parziale dello Stato nella spesa»: quindi, se il privato non ha fruito di tale concorso economico nelle operazioni di conservazione, che comunque gli fanno carico, non ha alcun obbligo di consentire la fruizione pubblica dei beni di sua proprietà. Questo lo stato delle cose, né è consentito un allargamento dei limiti al mero arbitrio degli organi di tutela. È da tempo finito il periodo storico, testimoniato dalle edicole delle strade romane, nelle quali, prescrivendosi l’obbligo di non far «mondezzaro» della via pubblica, si prevedevano pene pecuniarie, riservando peraltro al «Monsignore Reverendissimo delle strade», nei confronti di chi avesse infranto il divieto, la determinazione «ad arbitrio di Sua Eccellenza» di altre maggiori pene, «pecuniarie e corporali».

© Riproduzione riservata

Fabrizio Lemme, da Il Giornale dell'Arte numero 311, luglio 2011


Ricerca


GDA novembre 2018

Vernissage novembre 2018

Focus on De Chirico 2018

Vedere a ...
Vedere in Canton Ticino 2018

Vedere in Sardegna 2018

Vedere a Torino 2018

Vedere in Emilia Romagna 2018

Società Editrice Umberto Allemandi s.r.l.
Piazza Emanuele Filiberto, 13/15 10122 Torino
Tel 011.819.9111 - P.IVA 04272580012