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Mostre

Madrid

Solo regine al Reina Sofía

L’estate è dedicata a sei artiste contemporanee

«Divisor», un’opera del 1990 di Lygia Pape

Madrid. Mentre l’associazione Mav (Mujeres en las Artes Visuales), che rappresenta circa 250 artiste, galleriste, curatrici e critiche d’arte pubblicava un rapporto sulla scarsa presenza delle donne nell’arte contemporanea spagnola, Manolo Borja-Villel, direttore del Museo Reina Sofía, inaugurava «Espacio imantado», la prima antologica europea della brasiliana Lygia Pape. La mostra, in corso sino al 3 ottobre (poi si trasferirà alla Serpentine Gallery di Londra), è la prima di una serie di sei, tutte dedicate ad artiste.
Anche se tra le 1.200 opere della collezione permanente del Reina, solo 56 sono di donne, sembra che il Museo stia cercando di saldare, almeno parzialmente, il suo debito con la creatività femminile. Oltre alla mostra di Pape, che riunisce più di 250 opere, tra dipinti, sculture, xilografie e performance (queste documentate con oggetti, video e fotografie), la sede principale accoglie sino al 12 settembre la retrospettiva di una celebre mitica figura del femminismo giapponese, Yayoi Kusama (Matsumoto, 1929). Dopo Madrid, le sue 150 opere (dipinti, sculture e fotografie), selezionate da Frances Morris, si sposteranno al Centre Pompidou di Parigi, alla Tate Modern di Londra e al Whitney Museum di New York.
«Fragmentos de la memoria» è invece una grande retrospettiva di Elena Asins (Madrid, 1940). La mostra, aperta sino al 31 ottobre, spazia dai primi dipinti espressionisti degli anni Sessanta fino alla rigorosa astrazione geometrica delle opere più recenti. Con il titolo «Camina por ahí. Mira por aquí», la portoghese Leonor Antunes (1972) ha concepito una serie di interventi (allestiti sino al 5 settembre) per il programma «Fisuras», che invita gli artisti ad appropriarsi degli spazi interstiziali del Centro Reina Sofía. Maja Bajeviç (Sarajevo, 1967) presenta sino al 3 ottobre nel Palacio de Cristal «Continuará», un progetto che consiste in cento slogan politici del XX secolo proiettati su vapore in movimento e ascoltabili, intonati a cappella, da cantanti e persone comuni con scarse attitudini musicali. Infine la belga Lili Dujourie (1941) ha intitolato «La naturaleza es sabia», una sua installazione per il monastero di San Domenico di Silos, ispirata dalla farmacopea vegetale. L’insieme si compone di piccole sculture in cartapesta, che alludono alla saggezza popolare e alla funzione dei monasteri, che nel Medioevo offrivano assistenza medica.

© Riproduzione riservata

Roberta Bosco, da Il Giornale dell'Arte numero 311, luglio 2011


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