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Mostre

Il febbrile Fabbri

Agenore Fabbri, «Cane della guerra», 1950, terracotta, 38 x 31 cm. VAF-Stiftung

Milano. A cento anni dalla nascita di Agenore Fabbri (1911-98), la Vaf-Stiftung gli rende omaggio con il Mart di Rovereto (dove dal 2000 è depositata gran parte della sua collezione), presentando il Catalogo ragionato dell’opera scultorea e pittorica (edito da Silvana) e una mostra di un’ottantina di opere. Curata da Gabriella Belli e ospitata al Palazzo della Permanente, la retrospettiva è aperta  dal 6 maggio al 12 giugno. La mostra presenta una panoramica a partire dagli anni Quaranta, sebbene l’artista si fosse dedicato alla scultura sin da giovanissimo, per trasferirsi a 21 anni soltanto ad Albisola. Qui, lavorando come ceramista, poté conoscere i maestri del tempo, da Arturo Martini ad Aligi Sassu a Lucio Fontana. Ad Albisola sarebbe tornato dopo la guerra e vi avrebbe creato opere policrome di grande fascino (come «La donna del popolo» del 1947 o quelle dedicate al tema degli animali in combattimento, in mostra), che avrebbe portato più volte in Biennale a Venezia. Dalla metà degli anni Cinquanta i rapporti sempre più stretti con l’Informale lo inducono a lavorare anche con legni combusti e stratificati.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 309, maggio 2011


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