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Torna a Roma la collezione Borghese

Per la mostra «I Borghese e l'Antico» in arrivo dal Louvre 63 capolavori

Ermafrodito - particolare Prima metà del II secolo d.C. circa Restaurato da Gian Lorenzo Bernini e David Larique  marmo lunense - Marmo - lunghezza 169 cm; larghezza 89 cm Paris, Musée du Louvre, Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines © 2011 Musée du Louvre / Thierry Ollivier

Roma. Nel 1807 Camillo Borghese, marito di Paolina Bonaparte, vendette 695 pezzi d’arte antica della collezione di famiglia a Napoleone, suo cognato, preso dall’ambizione di dotare la capitale del suo impero di un pubblico museo delle arti universali, poi diventato l’attuale Louvre. La partenza, alla volta di Parigi, di tanti capolavori fu così traumatica per il mondo della cultura nazionale da suscitare un dibattito culturale e politico, che spinse Antonio Canova ad adoperarsi affinché la legislazione di tutela del patrimonio artistico italiano fosse resa più organica, coerentemente con le sue idee di Italia-nazione.
La concreta testimonianza di come l’arte abbia precocemente maturato un’idea di unitarietà del Paese è la ragione per cui nelle celebrazioni dell’Unità d’Italia è stata inclusa la mostra «I Borghese e l’antico», che dall’8 dicembre al 9 aprile presenta alla Galleria Borghese, nel loro allestimento originario, 63 dei più importanti capolavori d’arte antica appartenuti alla collezione Borghese, oggi cuore delle raccolte del settore greco-romano del Louvre. La rassegna, coordinata da MondoMostre, è curata da Anna Coliva e Marina Minozzi per la Galleria Borghese e da Jean-Luc Martinez e Marie-Lou Dubert per il Louvre (catalogo Skira).
Agli inizi del ’600 fu il cardinale Scipione, nipote di Paolo V, ad avviare la costruzione sia di una villa in una vigna al Muro Torto e sia della collezione formata da marmi antichi, opere rinascimentali (fece trafugare la «Deposizione» di Raffaello) e da capolavori di artisti coevi anche «emergenti» (Bernini e Caravaggio), acquistando singoli pezzi o intere collezioni da aristocratici, uomini di cultura e artisti. Nel complesso architettonico le statue e i rilievi decoravano le facciate, disegnavano i giardini, arredavano gli interni, imponendo il nome a sale importanti. Si narra che Canova, che studiò l’antico proprio attraverso tali sculture, mentre ritraeva Napoleone a Parigi nel 1810, definì la vendita «un’incancellabile vergogna» per la famiglia proprietaria della «villa più bella del mondo», incassando dall’imperatore un malcelato risolino di risposta. Con la Restaurazione si iniziò a reintegrare la raccolta archeologica con pezzi di altri possedimenti borghesi. Anna Coliva, direttrice del museo Borghese, che da tempo cerca di ricostruire l’assetto originario della collezione d’arte antica tramite rassegne mirate, spiega: «La mostra nasce da una cura condivisa con il museo prestatore, nel segno di una comune appartenenza europea, che nei metodi di studio condivisi riesce a pacificare laddove la storia ha operato diversamente.
L’accordo con il Louvre prevede che ogni pezzo sia collocato nella medesima disposizione prevista dal rinnovamento tardosettecentesco della Villa realizzato dall’architetto Antonio Asprucci e dal paesaggista Jacob Moore. Al pianterreno l’allestimento rispecchia quello dell’Asprucci, al primo piano è evidenziata l’importanza del nucleo scipionesco nei successivi sviluppi della raccolta».
Tra i capolavori esposti: il monumentale Vaso Borghese (30 a.C.), «Sileno con Bacco fanciullo» copia di un originale lisippeo (I-II secolo d.C.), una statua di «Venere marina» (160 d.C.), il gruppo con «Centauro cavalcato da Amore» (replica di un originale del II secolo a.C.) e la discussa scultura policroma di «Seneca morente», che il Louvre presta per la prima volta. Non mancano esemplari «manipolati» dagli scultori tra Sei e Settecento, come l’«Ermafrodito» restaurato dal giovane Bernini, e la testa dell’imperatore romano Lucio Vero (180 d.C.), montata su un busto da Carlo Albacini, noto per le sue copie da originali classici.

© Riproduzione riservata

di Francesca Romana Morelli, da Il Giornale dell'Arte numero 315, dicembre 2011


  • Centauro cavalcato da Amore  Replica del II secolo d. C di un originale del II secolo a. C  marmo – h. 147 cm Paris, Musée du Louvre, Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines © 2011 Musée du Louvre / Thierry Ollivier
  • Vaso Borghese Scuola neo-attica della fine del I sec. a.C Marmo pentelico - l. 172 cm Paris, Musée du Louvre, Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines © 2003 Musée du Louvre / Etienne Revault
  • Sileno e Bacco fanciullo, I-II secolo d.C., da un originale realizzato da Lisippo nel IV secolo a.C. Marmo, h 190 cm, Paris, Musée du Louvre, Département des antiquités grecques, étrusques et romaines © 2011 Musée du Louvre/Thierry Ollivier

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