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Fotografia


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Luoghi selvaggi

Luca Campigotto, «Golfo di Botnia, Lapponia. 2003» © Luca Campigotto

Venezia. Se la nostalgia è il desiderio viscerale di tornare là dove si è stati, il senso della fotografia per Luca Campigotto (Venezia, 1962) sta molto in questo ritorno, nella possibilità di ripercorrere luoghi ormai lontani ma fermati in un’immagine. Parla di questo «My Wild Places», la mostra curata da Walter Guadagnini, e aperta a Palazzo Fortuny dal 3 settembre al 9 gennaio, dove sono esposte 40 fotografie realizzate dall’autore veneziano in vent’anni, e selezionate tra quelle raccolte nell’omonimo libro edito da Hatje Cantz. La Terra del Fuoco, il deserto di Atacama, l’Indo, lo Yemen, la Lapponia, ma anche il Pasubio e la spiaggia di Lignano, sono paesaggi che, filtrati dal suo obiettivo, diventano visioni dove l’occhio si perde, testimone solitario dello spettacolo della natura. Spettacolo in cui l’uomo sembra escluso, se non fosse per l’onnipresenza di uno sguardo che si presta, senza sbavature, a fare da risonanza, raccontando il mondo secondo il proprio viaggio.

di Chiara Coronelli, da Il Giornale dell'Arte numero 301, settembre 2010


  • Luca Campigotto, «Deserto di Atacama, Cile. 2000» © Luca Campigotto
  • Luca Campigotto, «Chiaia di Luna, Ponza» © Luca Campigotto

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