Dà soddisfazione leggere in un bel libro, di olimpica tranquillità anche davanti alla catastrofe, come «Giardini e no» di Umberto Pasti, appena pubblicato da Bompiani, il capitolo sui «rondò». L’avvertimento della stoltezza di pubblici amministratori, ubriachi dei fondi dell’Unione europea che consentono lavori pubblici per rendere più scorrevole il traffico e limitare i semafori, non è dunque soltanto una mia insofferenza ma una considerazione condivisa. E il malumore non viene soltanto a vedere belle e diritte strade intervallate da gigantesche rotatorie, al centro delle quali dominano abominevoli sculture che moltiplicano la protervia di artisti e amministratori complici e inconsapevoli, ma dalla idiozia che contraddice la ragione stessa del loro insediamento: la funzionalità del traffico. Spesso infatti non viene né facilitato né semplificato, ma forzato e rallentato. Tra le più abominevoli installazioni vi sono quelle che torturano la strada provinciale tra Pesaro e Urbino, in una continua interruzione di ...
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)