
Tra due mesi compirà il secondo anno da Ministro per i Beni culturali. Eppure sembra sia arrivato da poche settimane, tant’è impalpabile la sua azione. Come mai Sandro Bondi da Fivizzano, cinquantenne senza età, non riesce a incidere nel corpo molle del Collegio romano? Certo, ogni volta che interviene non sembra mai che abbia studiato a fondo il «dossier» di cui parla. Il suo eloquio è sempre un po’ superficiale e riempito di luoghi comuni, mai acuto e analitico, attento soprattutto a non produrre quegli spigoli senza i quali, però, difficilmente si può intervenire su un organismo così sonnacchioso come quello dei Beni culturali. D’altra parte l’idea che un uomo politico sia adatto a governare, tutelare e promuovere la cultura e il patrimonio artistico, solamente perchè ha una consuetudine con i libri superiore alla bassa media nazionale o perché si diletta a scriver poesie, è quantomeno ingenua. Ciononostante, deve essere stata questa la ragione che ha spinto Silvio Berlusconi a pensare a lui. Indubbiamente il premier, nonostante le reiterate dichiarazioni di attenzione e cura per i destini del patrimonio artistico e culturale italiano, non sembra giudicarli esattamente una priorità del suo governo.
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