
La produzione di Nicola Samorì (1977) è uno degli ultimi esiti di quel filone identificabile come figurazione tradizionale, basata anche sul tentativo di un dialogo (non parodistico o irridente) con il passato. La mostra «La dialettica del mostro», dal 18 febbraio al 27 marzo da Marcorossi a Milano, allinea 20 opere. Samorì compie un passo successivo rispetto alla sua produzione precedente, caratterizzata da figure e volti lacerati e tormentati, nei quali si affaccia l’eredità di Bacon e Freud (ma anche di Vespignani) e il rapporto con la fotografia di Andrés Serrano e la pittura di Jenny Saville. In queste opere recenti la lacerazione diventa oltraggio e il gesto si fa deturpante; il tutto applicato a esempi di pittura e scultura antica, tra violenza e disperato atto di resa nei confronti di un passato illustre e non ricreabile.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)