Amsterdam. Esiste un grado di rappresentazione più reale della realtà osservata? Alla domanda danno risposta due mostre allestite al Foam, ideate a partire da temi legati alla verità fotografica: la manipolazione e l’interpretazione. «Joan Fontcuberta. Paesaggi senza memoria», fino al 27 febbraio, è un esperimento artistico a cavallo tra scienza e fotografia. Fontcuberta (1955) ha tradotto celebri dipinti in immagini a tre dimensioni utilizzando un software della Air Force americana. Il programma, sviluppato per trasformare dati cartografici, ha elaborato non mappe ma quadri di Gauguin, Van Gogh, Cézanne, Turner e Pollock, per citarne alcuni, restituendo allucinati Post Landscapes, ovvero paesaggi a metà tra virtuale e reale, tra verità e illusione capaci di tradurre il mito scientifico in pura narrativa fantastica. «W. Eugene Smith. Più che reale», dal 17 dicembre al 16 marzo, offre invece una riflessione sulla interpretazione della realtà per tramite dei saggi fotografici di Smith (1918-1978), storico nome del fotogiornalismo, reporter di guerra, artista tormentato e appassionato.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)