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Archeologia


Mercati di Traiano

Tutto l’oro della Dacia

A Roma i capolavori d’oro e d’argento della Romania

Coppia di decorazioni a forma di aquila realizzate in oro, almandine e tormaline (II metà del V secolo d.C.) dal tesoro di Pietroasa, Bucarest, Museo Nazionale di Storia della Romania

Roma. Slittata di circa un anno per problemi organizzativi arriva ai Mercati di Traiano «Gli ori antichi della Romania» (17 dicembre-3 aprile), importante rassegna di 140 preziosi manufatti in oro e argento datati dal XVII secolo a.C. al VI d.C., ovvero dall’età del Bronzo al periodo bizantino, e provenienti dall’antica Dacia, l’attuale Romania. Una terra ricca di storia, di arte e di cultura, a dispetto dell’immagine stereotipata e violenta oggi fornita dalle cronache dei mass media, abitata fin dal II millennio a.C. dalle tribù indoeuropee dei Traci e conquistata agli inizi del II secolo d.C. dall’imperatore Traiano che sconfisse il re Decebalo e trasformò la Dacia in provincia romana, come testimonia nel suo fregio istoriato lungo 200 metri la celebre colonna coclide posta nel Foro dell’imperatore a Roma.
Per la prima volta in Italia, in alcuni casi per la prima volta fuori dal loro paese, gli ori provengono dai più importanti siti della Romania con varie destinazioni d’uso quali corredi funebri, arredi liturgici, tesori regali ecc. In buona parte sono conservati oggi nelle collezioni del Tesoro del Museo nazionale di Storia di Bucarest, il cui direttore Ernest Oberländer-Târnoveanu e la responsabile del Museo dei Fori Imperiali dei Mercati di Traiano Lucrezia Ungaro sono i curatori della mostra.
La Romania è un paese ricco di miniere d’oro, per questo fin dall’età del Bronzo fiorì un artigianato di straordinario livello, mentre il più ricco tesoro preistorico del paese scoperto dagli archeologi nel 1980 risale all’età del Ferro, come dimostra la collana del XII secolo a.C. rinvenuta a Hinova, sulle sponde del Danubio, insieme a circa 5 kg d’oro tra bracciali, collane, un diadema, migliaia di vaghi e di applicazioni per abiti. Vere e proprie forme d’arte si svilupparono in particolare a partire dal VI secolo a.C., grazie pure ai contatti sia con le colonie elleniche presenti sul Mar Nero sia più tardi con il mondo romano, e non mancano in mostra reperti eccezionali a dimostrarlo come i celebri bracciali a spirale di Sarmizegetusa, la misteriosa capitale della Dacia, datati II-I secolo a.C., con estremità a testa di serpente e ciascuno del peso di 1 kg, recuperati di recente dopo il loro trafugamento. E ancora l’elmo da parata di Poiana-Cotofenesti, manufatto traco-getico del IV secolo a.C., e il rhyton (recipiente per il vino) a forma di testa d’ariete con figure di divinità femminili da Poroina Mare del III-II secolo a.C. Una tradizione altissima (e una produzione pesantemente sacchegiata dai Romani come attestano le fonti, lo storico francese del secolo scorso Jérôme Carcopino sostiene trattarsi di 165 tonnellate d’oro e 330 d’argento), che continuerà anche ben dopo l’età romana, come provano gli oggetti gotico-bizantini di V secolo del travagliato tesoro di Pietroasa, il più famoso della Romania, rinvenuto casualmente nel 1837 da due contadini: 19 kg d’oro appartenuti alla casa reale ostrogota o visigota, 22 pezzi, oggi ne restano solo 12, da cui arrivano per la mostra un’elegante patera (grande piatto) con divinità greco-romane e una coppia di fibule. Da citare anche i 20 stateri d’oro col nome di re Koson scritto in greco, caso unico in tutta la produzione di monete della Dacia, ritrovati nella capitale e datati alla metà del I secolo a.C.

© Riproduzione riservata

di Federico Castelli Gattinara, da Il Giornale dell'Arte numero 304, dicembre 2010


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