
Una continua, costante, reinvenzione della classicità; uno sguardo nostalgico all’antico che permea tutta l’arte italiana. Questa la tesi che sta alla base dell’ultimo, atteso libro di Alvar González-Palacios. Antologia di diciassette scritti che il decano degli studi su quelle che ingiustamente vengono definite arti decorative ha elaborato nel corso degli anni, Nostalgia e invenzione. Arredi ed arti decorative a Roma e Napoli nel Settecento (Biblioteca d’Arte Skira) è un libro prezioso per più motivi. Per l’opportunità di ritrovare saggi che dal 1978 a oggi sono comparsi su pubblicazioni specialistiche, cataloghi di mostre, riviste d’arte spesso straniere, tradotti in italiano e corredati di documenti d’archivio; per la prosa efficace, brillante, condita qua e là di aneddoti e giudizi («Vincenzo Pacetti, scultore notevole, intrigante di prim’ordine, come lo sono oggi i baroni universitari dei quali è un perfetto predecessore»); ma soprattutto per la possibilità di toccare con mano il metodo di studio di González-Palacios, quello di pubblicazioni che hanno fatto scuola, come Il Tempio del Gusto, Il Gusto dei Principi, il catalogo generale degli arredi del Quirinale o i numeri specialistici di «Antologia di Belle Arti». I lettori memori del colto e divertente Un anno in meno (Skira, 2007) ritroveranno nella tabula gratulatoria finale alcuni dei protagonisti di quel diario. Storici dell’arte, grandi aristocratici, il meglio dell’antiquariato e delle case d’aste tra coloro che hanno aiutato, permesso o sostenuto molti di questi studi. Al centro dei quali, le due tappe imprescindibili dell’Italia settecentesca. La corte borbonica di Napoli (con l’appendice palermitana), la Reggia di Caserta e il Casino Reale di Carditello, l’opera di Hackert, Weisweiler, Jacob, i biscuits della Real Fabbrica di Napoli… La rilettura su misura della classicità che rendeva famosa la Roma di quegli anni, nell’imperdibile Souvenirs de Rome, dedicato al grande Hugh Honour, sugli objets d’art («non esiste un termine italiano che abbia la stessa appropriatezza»); gli eroi di allora, Piranesi e la sua ossessione archeologica, Valadier padre e figlio; infine lo studio, condotto a partire da inventari e pagamenti, del notevole gruppo di mobili romani del tardo Settecento conservati nel Palazzo Caetani di via delle Botteghe Oscure (nel quale González-Palacios ha la fortuna di abitare).
Un approccio rigoroso, basato sull’occhio allenatissimo e sui documenti, tenendo sempre presenti i propri limiti. A proposito di quattro grandi statue di bronzo conservate al Palacio Real di Madrid, l'autore conclude: «Si è oggi in grado di confutare l’origine francese delle Virtù di Madrid nonché la loro attribuzione specifica a René Frémin; abbiamo indicato una plausibile origine fiorentina e un’ascendenza che risale al Foggini ma non siamo in grado di dimostrare ulteriormente le nostre idee né tanto meno vogliamo proporre attribuzioni basate su questioni di stile che di solito dicono più su chi le avanza che sulle opere esaminate».
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Nostalgia e invenzione. Arredi e arti decorative a Roma e Napoli nel Settecento, di Alvar González-Palacios, 416 pp., ill., Skira, Milano 2010, euro 32,00