
Varie località. La rivolta è corale e non si ferma: associazioni ambientaliste, Italia Nostra, Legambiente, Wwf, Lipu, sindacati e le 394 associazioni dei dipendenti delle aree protette protestano e scendono in piazza; trenta deputati dell’opposizione hanno presentato una interrogazione parlamentare: tutti contro il taglio del 50 per cento ai fondi dei 23 parchi nazionali e dei 130 parchi regionali. I contributi statali passeranno da 66 a 29 milioni di euro. Approvati al Senato, i tagli, inseriti nella manovra economica, dovrebbero arrivare blindati alla Camera. Lo stesso ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha rivolto un appello a Berlusconi. «Sarebbe un danno gravissimo. Con 29 milioni all’anno, ha detto, non si è in grado di pagare neppure bollette e stipendi. Dovrei chiudere la metà dei parchi». Tra i primi si è mosso Carlo Bertelli, storico dell’arte, con un grido di dolore contro una «morte annunciata»: «Non si possono lasciare alla speculazione selvaggia anche i parchi che comprendono quasi tutte le bellezze naturali d’Italia, i pochi biosistemi ancora vivi», ha scritto («Corriere della Sera», 18 luglio).
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