Milano. Continua una delle battaglie intellettuali (con notevoli risvolti economici però) più lunghe, appassionanti e anche polemiche degli ultimi anni, quella relativa all’originalità o meno del cosiddetto «Papiro di Artemidoro», così nominato perché, secondo Salvatore Settis e altri studiosi, sarebbe stato realizzato nei primi secoli dopo Cristo utilizzando un testo della Geografia di Artemidoro di Efeso. Dal 2006 contro questa tesi si è scagliato per primo Luciano Canfora che nei prossimi giorni pubblica in allegato con il mensile «Stilos» il saggio La vera storia del papiro di Artemidoro: nel testo anche interventi di Salvatore Granata (una relazione tecnica) e Silio Bozzi. Quest’ultimo analizza l’unica, contestatissima, fotografia (conservata presso il Centro Vogliano di Milano) del «Konvolut», ossia l’agglomerato di carte riutilizzate che conteneva il papiro: la carta Fuji con tre stellette, questa la tesi, su cui è stampata la foto sarebbe stata utilizzata dall’azienda solo tra il 1988 e il 1994 e dunque è impossibile che alcuni studiosi, come riferito, abbiano visto il papiro disteso già nel 1981. In più, le lettere che si intravedono sul «Konvolut» non sarebbero coerenti con quelle del papiro disteso. Alla difesa la prossima parola?