Venezia. David Landau si è dimesso, lo scorso 3 settembre, dal Consiglio di amministrazione della Fondazione dei Musei Civici di Venezia, di cui era stato nominato presidente lo scorso marzo in sostituzione del dimissionario Sandro Parenzo. La sua parabola ha avuto la durata dei fatidici 100 giorni, appena il tempo di prendere atto della situazione. A luglio, infatti, la nuova amministrazione (sindaco Giorgio Orsoni ) in analogia con gli altri enti comunali, aveva proceduto al rinnovo del Cda della Fondazione, nonostante questo fosse fresco di nomina. Landau si era ritrovato riconfermato nel Cda, ma non più con il ruolo di presidente, anzi, alla fine di un braccio di ferro tra lui e l’altro contendente alla carica, Carlo Fratta Pasini, si era ritrovato come presidente lo stesso Parenzo. Il quale, da suo grande supporter, si trova ora ad assumere il ruolo di difensore d’ufficio dell’amministrazione comunale, imputando a Landau una visione privatistica del ruolo della Fondazione la quale ha, invece, una funzione pubblica. Impossibile dunque concedere a Landau delle deleghe speciali, come da lui richiesto per poter continuare il suo impegno. Preso atto di questa impossibilità, Landau ha deciso di lasciare, dicendosi amareggiato, ma senza entrare nel merito della questione.
Il fatto è che lo stesso Parenzo è di passaggio perché a novembre dovrebbe essere nominato presidente del Casinò di Venezia. La situazione paradossale è che dopo due avvicendamenti, nell’arco di solo sei mesi, il Cda della Fondazione dei Musei Civici veneziani resta sotto di un consigliere e non sembra che ci sia una particolare premura di riempiere questo vuoto.