Gerusalemme. Un articolo apparso sull’ultimo numero della rivista israeliana di studi «Biblical Archaeology Review», ripreso oggi da «New York Times» e «Corriere della Sera», analizza con complessi ragionamenti la distruzione sotto la lava di Pompei del 79 d.C. Spiega Hershel Shanks, direttore del giornale ed estensore dello studio, considerato una persona seria dalla comunità intellettuale: «Si trattò di una vendetta divina seguita alla distruzione del Tempio di Gerusalemme avvenuta nel 70 d.C. Ci sono le prove del gesto divino dopo che i soldati romani distrussero la Casa di Dio a Gerusalemme». Quali? Graffiti pompeiani che legavano la città romana sepolta dalla lava a Sodoma e Gomorra, il ritrovamento di statuette che irridevano il popolo ebraico («Placentari»), un testo apocrifo come «gli esametri greci delle Sibille» che fin dall’antichità associava i due eventi. Solo una boutade di fine estate? I commenti favorevoli all’articolo sono stati molti, così come ovviamente i contrari: «Sciocchezze terribili che di solito dicono i fondamentalisti americani», sentenzia lapidario don Matteo Crimella già biblista all’Ecole Biblique et Archéologique di Gerusalemme.