Vaticano. Dopo aver annunciato la proprietà di un «nuovo Caravaggio», poi smentito da molti studiosi tra cui il direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci sullo stesso quotidiano, «l’Osservatore Romano», organo ufficiale della Santa Sede, si dedica ancora all’arte. Pochi giorni fa sull’autorevole foglio è intervenuto Umberto Broccoli, soprintendente comunale ai beni culturali di Roma, che ha giudicato «noiosi» i musei italiani, caratterizzati tra l’altro da didascalie inadeguate. «Ci si va ancora per contemplare, ammirare, godere della vista. Quasi un feticismo, al confine con il culto della reliquia di questo mondo scomparso, età dell’oro perduta definitivamente. Ci si annoia perché in quel museo sono consacrati oggetti provenienti dalle altre epoche. È il museo reliquia, appunto». E poi la sparata contro le didascalie, in genere simili in tanti musei del mondo, compresi quelli vaticani: «Crocifissi lignei, capi muliebri, contenitori fittili, lo stile della didascalia è una specie di blob senza controllo. Rinomina oggetti di uso comune devastandone comprensione e significato».
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