New York. In occasione dei 50 anni che compirà il prossimo 21 settembre, «festeggiati» tre giorni dopo a Milano con la messa in opera, a piazza Affari, della scultura «Omnia Munda Mundi», il già famoso «dito medio» che crea tante polemiche preventive, Maurizio Cattelan ha concesso un’intervista a Francesco Bonami per la «Stampa» di Torino. Pensando alle sue opere più note, da Hitler in ginocchio ai tre fantocci di bambini impiccati a Milano, dal cenotafio di Craxi a Carrara alla statua di Giovanni Paolo II colpita da un meteorite, Bonami gli chiede se per lui arte è sempre provocazione: « Assolutamente no, la risposta. Mi interessa che l’opera e l’arte facciano comunicazione, dicano qualcosa a cui magari la gente pensa, ma non lo dice apertamente. O se lo dice non lo mostrerebbe mai con un’immagine. L’immagine esprime sempre più delle parole: è più semplice, chiara, efficace, lascia pochi dubbi». Curiosamente questa di Cattelan è anche l’opinione, espressa in più sedi, del fotografo Oliviero Toscani per le proprie campagne pubblicitarie.