Tarquinia (Vt). È rimasto inesplorato per secoli il «Tumulo della Regina» a Tarquinia. Fino a quando l’archeologo Alessandro Mandolesi con la sua équipe dell’Università degli Studi di Torino in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni archeologici per l’Etruria meridionale ha deciso di metterlo in luce. Questo grande complesso funerario di età orientalizzante (VII secolo a.C.) occupa insieme col «Tumulo del Re» l’area della necropoli della Doganaccia. Due campagne di scavo, l’ultima conclusasi un mese fa, sono bastate a Mandolesi per capire di essere davanti alla più grande tomba a tumulo della metropoli etrusca, appartenente sicuramente a un personaggio di alto rango, forse vicino alla figura dei re etruschi (lucumoni). «Abbiamo trovato una necropoli reale sull’antica strada che collegava Tarquinia col mare», commenta entusiasta l’archeologo, originario di Roma e da tre anni di casa a Torino dove insegna Etruscologia e Antichità Italiche. «L’imponente struttura architettonica della tomba, di circa 40 metri di diametro, presenta somiglianze sorprendenti con le tombe reali dell’VIII-VII secolo a.C.
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