C’è una parola che ricorre con insistenza nel Terzo Paradiso, il libro che Michelangelo Pistoletto dedica oggi a riflessioni su arte, ambiente, modelli economici di sviluppo, educazione: la parola «responsabilità». L’artista, per Pistoletto, è chiamato a proporre modelli virtuosi di esperienza e comportamento esplorando gli ambiti più diversi del quotidiano: alimentazione, consumo, usi del corpo, modalità pedagogiche e relazionali, economia. Non è un genio né un eroe: tuttavia è figura carismatica, prossima al mago e allo sciamano, e contribuisce con la propria personalità a una trasformazione più generale, civile e religiosa al tempo stesso. La prima caratterizzazione che si può dare, del libro, è la trasversalità degli argomenti: il Terzo Paradiso, l’utopia concreta da cui, per Pistoletto, dipende la sopravvivenza della Terra, non abita la sola dimensione estetica, impegna anzi l’arte a oltrepassare il proprio ambito ristretto per aprirsi al dialogo con altre discipline. Il culto di Gea unisce le persone di buona volontà, artisti o altro, e orienta a una comune etica della sostenibilità. Non mancano considerazioni critico o storico-artistiche: troviamo riconoscimenti significativi per Piero Manzoni e la grande tradizione classico-rinascimentale italiana. L’adozione di un ideogramma, l’importanza attribuita al simbolo, l’enfasi pedagogica e libertaria sviluppano poi, attraverso gli espliciti riferimenti alla tradizione pedagogica liberale, un colloquio a distanza, concorde e perfino affettuoso, con Beuys e la sua Libera Università. Ma il discorso artistico è pretesto all’articolazione di un modello di cittadinanza planetaria: «abbiamo la responsabilità, scrive Pistoletto, di produrre un passaggio educativo».
Il Terzo Paradiso, di Michelangelo Pistoletto.128 pp., ill., Marsilio, Venezia 2010, euro 15,00