
Palermo. La parola mafia entra nel vocabolario museale. Fino a qualche anno fa risultava «culturalmente» scomoda, se è vero che nel 2008 il Centro per il restauro di Palermo aveva eliminato dalla «Carta regionale dei luoghi dell’identità e della memoria», come categoria inizialmente concepita a sé, quella dei luoghi della storia mafiosa, per «fugare i sospetti di attribuire valore turistico alle località segnate dal dolore del martirio della società civile», e che solo da qualche anno il Comune di Corleone ha sì istituito un centro di documentazione per la lotta alla mafia, ma ha rinunciato, «temendo» la parola, al Museo della Mafia proposto dalla Fondazione Rosselli. Proposta raccolta invece da Vittorio Sgarbi, che a maggio un Museo della Mafia l’ha inaugurato a Salemi (cfr. n. 299, giu. ’10, p. 60) con la convinzione che sia «la rappresentazione di un fenomeno e di un periodo storico che è arrivato alla fine, come in un museo archeologico». Il critico-sindaco si vanta di aver bruciato sul tempo Las Vegas che ...
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