
I quattrocento anni trascorsi dalla morte di Michelangelo Merisi da Caravaggio sono stati celebrati da un cospicuo numero di mostre e da altrettanto numerose pubblicazioni (cfr. lo scorso numero, p. 67 e «Vernissage», n. 112, feb. ’10, pp. 3-5).
Il volume Da Caravaggio ai Caravaggeschi, curato da Maurizio Calvesi e Alessandro Zuccari si segnala, nel profluvio commemorativo di questo IV centenario, per le novità attributive, l’approfondito spoglio documentale e la ricchezza del corredo iconografico. Diciotto autori indagano la produzione pittorica di Caravaggio e la sua committenza, vagliando poi le diramazioni di quella che non fu una scuola, ma una schiera di pittori che dell’artista lombardo seppero cogliere la novità stilistica e, in alcuni casi, la portata rivoluzionaria del messaggio religioso. Sotteso a temi dall’apparenza profana, come già più volte puntualmente rilevato da Calvesi, vi è difatti il pensiero oratoriano che, nel solco di Carlo Borromeo, esortava al cristianesimo pauperista delle origini. A tal proposito Calvesi individua nei «soavi cantori» rappresentati in opere giovanili del pittore, raffinate metafore cristologiche, analogamente a Dalma Frascarelli che coglie, nelle tele del medesimo periodo, rimandi al rito eucaristico ambrosiano. Laura Testa dedica il suo studio al rapporto tra Caravaggio e il Cavalier d’Arpino, e al poco indagato legame del Merisi con la famiglia Aldobrandini, mentre Maurizio Marini attribuisce al pittore, «per imprescindibili requisiti attributivo-filologici», un san Giovanni Battista di collezione privata monacense. Claudio Strinati analizza, invece, il tentativo di Giovanni Baglione, «colto e popolaresco insieme», di «rifare Caravaggio ma in maniera del tutto personale». Accanto a nuove proposte attributive per Valentin de Boulogne e Nicolas Tournier, si segnala lo scritto di Alessandro Zuccari che qui riferisce al «pasticciere di quadri» Angelo Caroselli il «Giudizio di Salomone» della Galleria Borghese. La «precoce conoscenza della “camera oscura”» da parte di Orazio Gentileschi è oggetto del contributo di Massimo Pulini, mentre Stefania Macioce, esaminando le incisioni del Fondo Corsini dell’Istituto Nazionale per la Grafica, illustra come le stampe tratte dalle opere del pittore «contribuiscono a diffondere quella lettura di Caravaggio ideatore della scena di genere». In realtà Caravaggio non fu mai né pittore di genere, né di facile e convenzionale naturalismo ma, al contrario, inventore di erudite metafore teologiche in grado di assimilare, afferma Zuccari, «l’ombra alla tenebra del peccato e il fendente di luce al lume soprannaturale della Grazia».
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Da Caravaggio ai Caravaggeschi, a cura di Maurizio Calvesi e Alessandro Zuccari, 616 pp., ill. b/n e colore, Cam, Roma 2010, euro 58,00