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60 anni di Biennali

Dall’inviato Gillo

Le corrispondenze dalla Laguna di Dorfles tra 1949 e 2009

«L’Espressionismo... piace evidentemente ai Paesi più giovani e incolti». Ironico e lapidario, Gillo Dorfles stigmatizza così, nel 1951, l’eccessivo favore di cui beneficiano a suo parere espressionisti storici e muralisti, realisti sociali e pittori di Corrente. Le recensioni che Dorfles ha dedicato alle Biennali veneziane nel corso dei decenni sono oggi raccolte in volume e offrono l’occasione di verificare la persistenza di orientamenti e convinzioni del critico, in primo luogo la polemica contro dismisura, velleitarismo, sfoggio (polemica che pervade anche l’altro volume di scritti dorflesiani appena ripubblicato, Irritazioni, Castelvecchi, Roma, 2010).
Garbato nelle argomentazioni, attento a non scivolare nell’inutile polemica, misurato e indulgente con gli artisti più giovani, Dorfles non nasconde l’irritazione per artisti o movimenti che gli sembrano attentare, se non alla purezza, all’autonomia dell’opera d’arte. Esecra i surrealisti, e certo non è il solo, nella critica d’arte italiana degli anni Cinquanta, inorridisce per «i disordinati grovigli di colore» di Pollock, «privi di uno schema compositivo, di una ragione logica», non dissimula le proprie perplessità davanti ai più accesi De Kooning. È disposto a lasciarsi alle spalle l’eredità di De Stijl, le candide, rigorose composizioni degli ammirati maestri Mondrian, van Doesburg, Vantongerloo, ma solo a patto di muovere verso un di più di mistero.
Architettura, pittura, scultura costituiscono ai suoi occhi un «ambiente» unitario interdipendente, contribuiscono a modulare il gusto di un’epoca, una comunità. L’estetico sfuma impercettibilmente nel sacro, nel rituale: «tutto ciò» riconosce Dorfles in una pagina forse tra le più emozionate del volume, datata 1966, «può essere indicato dalla candida tela di Fontana:... l’arte di ieri e di domani mira a presentare - non a rappresentare - l’inconoscibile che da ogni lato ci circonda».
Esiste qualcosa come «un destino estetico dei popoli», per Dorfles: agli artisti italiani spettano dimensioni di compostezza, equilibrata emozione, «semplicità». Anche i critici d’arte sono invitati alla sobrietà, in linea con compiti civili: né istrioni né ideologi, saranno piuttosto traduttori e divulgatori. «Il compito più urgente», confida Dorfles nel 1954, «è quello di scorgere le più vive e patite esigenze dell’avanguardia, in modo da poter ammonire... su quanto forse potrà riportare l’arte visiva a una maggiore comprensibilità da parte del pubblico, a una maggiore comunicabilità tra pubblico e artista».
© Riproduzione riservata

Inviato alla Biennale. Venezia 1949-2009, di Gillo Dorfles, 544 pp., ill. b/n e colore, Libri Scheiwiller, Milano 2010, euro  18,00

di Michele Dantini, da Il Giornale dell'Arte numero 300, luglio 2010


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