Il «museo diffuso», caratteristica e vanto del sistema italiano dei beni culturali, è in coma. Quasi 500 musei, monumenti, siti archeologici dello Stato, molti di grande importanza artistica, storica, sociale, sono abbandonati a se stessi. Un problema antico che si è aggravato per mancanza di finanziamenti e di personale. La politica culturale del Mibac è annunciata: puntare attenzione e denaro su poche «emergenze», quelle che concentrano i grandi numeri del turismo di massa: Firenze (Accademia e Uffizi), Roma (Colosseo, Capitolini, Borghese), Venezia (Accademia), Milano con Brera in attesa di palingenesi. Al Sud soltanto Pompei. I progetti di «valorizzazione», gli sforzi finanziari del Ministero vanno a questi luoghi privilegiati, quelli (salvo Venezia) «commissariati». L’idea, ripetuta da Mario Resca e dal ministro Bondi, è quella di trasformare quei musei in altrettanti Louvre, fonti di incassi e volano del turismo. Si sogna di raddoppiare i visitatori degli Uffizi e quelli del Colosseo, senza tener conto delle ...
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