
L’autorevole tizio dell’autorevole Bbc dice sussiegosamente, e senza alcun senso del ridicolo, che egli è l’«Iraq’s most celebrated artist». Ieri forse, quando per ben due decenni è stato a Baghdad il medico personale di Saddam Hussein, a occhio e croce alla gente toccava celebrarlo a prescindere, il signor Ala Bashir. E molto. Ma oggi, diciamolo francamente, perché dovrebbe importarci dei suoi quadri di imbarazzante dilettantismo, e che pure, guarda un po’, hanno l’onore di una vasta mostra personale all’Embrace Arts dell’Università di Leicester?Lui è lì in mezzo ai suoi dipinti che pontifica. Dice quello che al giornalista più preme e che è l’unica vera ragione dell’intervista, cioè che non poteva rifiutarsi di obbedire (toh, un vecchio classico del genere), che «lo consideravo uguale a ogni altro paziente» (ah! ah!), che è stato per vent’anni costretto in una situazione che non condivideva (facce ride!), poverino, ma che ora, abbandonata la chirurgia plastica che esercitava controvoglia colà, salvata per qualche oscura ragione la pelle può finalmente dedicarsi ai suoi prediletti «key paintings».
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