
Overdose di art-mondanità nella Capitale, a partire dal 25 maggio scorso, intorno all’atteso opening del MaXXI. Dopo oltre 12 anni, finalmente Habemus MaXXI. Una Roma scintillante e seduttiva per la transumanza di vip e addetti ai lavori. Flash di contemporaneità e il solito copione di fondali barocchi, giardini opulenti, terrazze e palazzi in festa, su un basso continuo di trionfalismi, chiacchiere, polemiche e sussurri venefici. Viene subito in mente l’allegorica narrazione del film «Il ventre dell’architetto» di Peter Greenaway. Soltanto che qui, merci dieu, c’è stato il lieto fine. Il 25 maggio quindi, debutto dell’art-kermesse con due belle mostre a Santo Spirito in Sassia e porte aperte in nove Accademie Nazionali. Il 26 vernissage affollatissimo fino a notte fonda per la fiera «The Road to Contemporary Art». 50 gallerie, un caldo successo e i magnifici spazi dell’ex mattatoio di Testaccio, con uno spreco di marmi che nemmeno la Domus Aurea e una sala centrale popolata di vasche, catene ed enormi ganci arrugginiti che pare un Kounellis.
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