Il corrente restauro estetico ha raggiunto il punto di crisi? Ha cioè toccato la soglia oltre la quale conviene, converrebbe, a tutti non più inoltrarsi? Un quesito, il mio, nato da una visita alla recente mostra di Caravaggio alle Scuderie del Quirinale. Molti dei santi e dei carnefici perennemente esposti nelle ormai semestrali mostre sul grande lombardo apparivano privi del loro originario chiaroscuro, con le carni ridotte a piatte silhouettes. Erosi dalle continue (e irreversibili) puliture cui vengono sottoposti perché «devono andare in mostra»? Difficile dirlo e, soprattutto, faticosissimo provare un qualcosa che nessuno vuole sentirsi dire. Ma un fatto è che l’uguale impressione sempre più spesso si ricava per molti affreschi, dipinti e sculture usciti dall’ennesimo restauro. Restauratori che lavorano senza studiare e ancor più inadeguate direzioni dei lavori da parte di storici dell’arte e soprintendenti? Senz’altro. Ma prima ancora (torno a dire) inequivocabile segno del punto di crisi metodologica ...
...
(il testo integrale è disponibile per gli abbonati)