
L’Hangar Bicocca di Milano ha riaperto completamente rinnovato il 24 giugno, con la direzione artistica di Chiara Bertola. È stato infatti ristrutturato, pur rispettandone il ruvido aspetto industriale, e dotato della libreria HBArt Book, diretta da Fabio Castelli, e dell'HB Bistrot, oltreché del riscaldamento e di un nuovo impianto elettrico. Chiara Bertola ha poi chiamato i curatori Susanne Franco e Andrea Casarotto per la danza contemporanea e Andrea Lissoni per new media, cinema e musica, per affrontare al meglio tutti i linguaggi della contemporaneità. Non solo, ma ha stretto un accordo con il Grand Palais di Parigi e l’Armory di New York: primo frutto di questa cooperazione è «Personnes» di Christian Boltanski (nella foto) versione ripensata per Milano e allestita sino a settembre dell’evento parigino dello scorso inverno, allestito nel Grand Palais: «È una partitura musicale suonata in modo diverso a seconda del luogo», spiega l’autore, parlando di questo immenso cumulo di stracci mossi da una pala meccanica. Più rarefatta e spirituale di allora, «Personnes» è allestita nel Cubo, mentre i battiti degli «Archives du cœur» accompagnano il visitatore attraverso i «Sette palazzi celesti» di Anselm Kiefer, esposti in permanenza nella navata. Fuori trovano posto, anch’essi in permanenza, la grandiosa «Sequenza» (1971-81) di Fausto Melotti, esposta nel 1981 al Forte di Belvedere a Firenze e ora restaurata da Pirelli re, e «Melting Pot 3.0» di Stefano Boccalini, una struttura pensata per l’interazione con il pubblico e per l’integrazione delle diverse culture. Culture alle quali guarda «End», la trilogia di video del filmmaker catalano Carlos Casas (fino al primo agosto), dedicati a luoghi «estremi» del mondo: la Patagonia, la Siberia e il lago prosciugato e avvelenato di Aral, in Uzbekistan.