
Madrid. «Feticci critici. residui dell’economia generale» è il titolo del primo progetto espositivo e della prima pubblicazione di «El espectro rojo» (Lo spettro rosso) un gruppo di curatori, composto da Mariana Botey, Helena Chávez Mac Gregor e Cuauhtémoc Medina che, con sede a Città del Messico, esplora l’intersezione fra le pratiche artistiche e teoriche da una prospettiva politica, postcoloniale e poetica. La mostra, in corso sino al 29 agosto nel Centro de Arte Dos de Mayo, riunisce 28 artisti da diversi Paesi, che espongono opere dedicate al variegato e complesso sistema economico del capitalismo, esposto al rischio di rotture e paradossi. Le opere, alcune prodotte appositamente, mettono in discussione la logica utilitaristica. I «feticci» citati nel titolo alludono a come diverse di queste opere abbiano invocato una costante trasgressione politica e estetica, rileggendo gli effetti della crisi del capitalismo. In tal senso, il lavoro artistico documenta i momenti dell’antiproduzione, sfata i miti dello sviluppo e presenta l’opera alla stregua di un oggetto di desiderio e sovversione.
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