
Tivoli (Rm). Non poteva esserci una cornice migliore di Villa d’Este per la mostra sulla «Flora romana» seicentesca curata da Francesco Solinas, esperto del periodo (fino al 31 ottobre). Si tratta di un affondo in circa 60 opere su uno dei massimi naturalisti dei Seicento romano, il prolifico pittore umbro Mario Nuzzi, da subito noto come Mario de’ Fiori (suoi due disegni acquarellati inediti da Casa Chigi e 16 oli su tela, quasi tutti vasi con mazzi di fiori a parte due dipinti con scene figurate di altra mano, una «Ghirlanda di fiori con Erminia fra i pastori» del 1660 ca, e un’«Allegoria della vigilanza»), oltre che sui suoi allievi, seguaci e perfino rivali, da Giovanni Stanchi a Francesco Mantovano, Pier Francesco Cittadini, Paolo Porpora, Abraham Brueghel e Bartolomeo Bimbi (catalogo De Luca Editori). La Roma della Controriforma è animata da crescenti curiosità scientifiche e, come sottolinea Solinas, da un «sempre più raffinato collezionismo botanico coltivato da prelati e magnati romani nei loro spettacolari giardini e rigogliosissimi orti» che fa esplodere la domanda di tele naturalistiche. Dalla fine del Cinquecento si moltiplicano le richieste dei collezionisti d’arte e, quindi, l’offerta dei «fioranti». Un genere che parte dai vasi di fiori come «rebus sacri» di Brueghel dei Velluti, passa per le caraffe ornate di fiori di Caravaggio, si arricchisce con le tavole degli erbari e dei florilegi legati alla farmacopea, agli studi medici e alle grande imprese del naturalismo scientifico di figure come il principe Federico Cesi, fondatore dell’Accademia dei Lincei nel 1603, e Cassiano dal Pozzo.