Roma. In attesa del grande restauro del Colosseo, per il quale mancano i finanziamenti (per il primo lotto, spesa prevista 23 milioni, si stanno cercando sponsor privati) è stato dato il via all’intervento su una piccola parte del monumento, nella quale vengono allestite le mostre. Il lavoro è previsto per la sicurezza delle folle di turisti che le visitano, dopo il piccolo crollo di un frammento della volta al piano inferiore. Ma subito è nato un forte contrasto con l’Ari, Associazione restauratori d’Italia, che raggruppa un centinaio di imprese di restauro tra le più note e accreditate. L’Ari protesta perché i lavori non sono stati affidati a ditte abilitate al restauro (Os2) ma a normali imprese edili (Og2). È stato il commissario Roberto Cecchi a indire una gara a inviti riservata esclusivamente a questo tipo di imprese. Secondo la direttrice del Colosseo, Rossella Rea, il commissario Cecchi si limita a «coordinare le attività di tutela e valorizzazione che vengono svolte dalla soprintendenza». In questo caso, spiega Rea, «si tratta di intervenire sul pavimento di fattura recente della zona mostre e su blocchi di conglomerato della volta: quindi il lavoro dei restauratori non è necessario. Del resto, aggiunge, i restauratori sono sempre stati coinvolti, sono nostri collaboratori abituali e saranno chiamati se lo richiederà la pulitura delle superfici del travertino e del marmo». Per il via ai lavori si aspetta comunque un parere dell’Istituto superiore per la conservazione e il restauro (Iscr).
La presidente dell’Ari, Carla Tomasi, è molto preoccupata. «A poco a poco, a partire dal 2001, noi restauratori siamo stati espulsi dal mercato. Non sappiamo quali sono i piani dei futuri restauri sul Colosseo e non solo. C’è poca trasparenza. È obbligatorio l’impiego di ditte di restauro per ogni superficie decorata, ma la stessa parola restauro è stata eliminata dai progetti. La poca chiarezza ci allarma. Abbiamo saputo casualmente anche del restauro del tempio di Antonino e Faustina (Fori Romani). Anche per questo progetto da un milione di euro i restauratori non sono stati chiamati. Lavoreranno soltanto ditte edili Og2. Eppure non si tratta neppure di risparmiare. Il prezzario adottato per questo intervento è molto simile a quello dei restauratori». Insomma, sempre meno lavoro per i restauratori, quasi azzerato quello del settore pubblico. Questo mentre stenta a prendere corpo la profonda ristrutturazione, promossa dal Ministero, che si propone di istituire «elenchi» differenziati di restauratori e quindi di rivedere finalmente le attuali inadeguate norme sugli appalti.
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