È finito il tempo delle vacche grasse, dei viaggi stampa e dei vernissage, ma anche delle mostre ambiziose, dei relatori venuti da lontano e degli acquisti milionari. Iniziano gli anni del risparmio, delle coproduzioni, delle mostre itineranti e della caccia agli sponsor privati. Senza condizioni: il Reina Sofía di Madrid paga le bollette facendo pubblicità alla compagnia elettrica e, per la sua grande mostra dell’estate, dedicata al Rinascimento fiorentino, il Thyssen-Bornemisza ha accettato l’aiuto delle Lotterie dello Stato. I budget effettivi si conosceranno solo in autunno, ma il taglio drastico dei finanziamenti pubblici (statali, regionali e municipali) è già una certezza. I grandi musei dovranno fronteggiare una serie di impegni già acquisiti con una riduzione del 30% sul budget previsto e un aumento galoppante dei costi di trasporto e assicurazione. Tra i direttori, la richiesta è quella di valorizzare i propri fondi, spulciare i depositi e spremersi le meningi per offrire nuove letture delle rispettive collezioni. Per il momento il Thyssen non cancella le due mostre che gli assicurano settimane di coda alle biglietterie: Antonio López nel 2011 e Edward Hopper, che costerà un milione di euro, nel 2012. Come il Prado anche il Reina Sofía mantiene le mostre annunciate, ma in formato ridotto e con meno prestiti internazionali. «L’importante è salvare il sistema», afferma il direttore Manuel Borja-Villel. I musei catalani allungheranno la durata delle mostre: quelle di quattro mesi dureranno sette. «Preferiamo ridurre le attività, ma mantenere la qualità», assicura Joan Abella, del Museo de Arte Contemporáneo de Barcelona (Macba). Il suo budget è passato dai 13,6 milioni del 2009 ai 12,7 milioni attuali, e continuerà a diminuire. Lo stesso è successo al Museo Nacional de Arte de Cataluña (Mnac), che è sceso a 21,8 milioni, dai 26,4 del 2009. Il taglio peggiore è quello subito dalla Seacex (Società statale per l’azione culturale esterna), che dipende direttamente dal Governo: dovrà organizzare 106 mostre in diversi Paesi del mondo con 9 milioni d’euro, contro i 17 del 2009.