La parola «rigore» è ufficialmente bandita dal linguaggio politico francese. Ma il deficit c’è (–8% del Pil previsto per quest’anno) e la Commissione di Bruxelles chiede a Parigi di fare «più sforzi». Il primo ministro, François Fillon, ha promesso di ridurre la spesa pubblica di 45 miliardi di euro. I tagli non saranno noti prima di settembre. Per il momento, il bilancio del Ministero della Cultura non è stato toccato e per il ministro Frédéric Mitterrand «resta un’eccezione»: nel 2010 è in aumento del 3,9% sul 2009, complessivamente 2,9 miliardi di euro. Nicolas Sarkozy ha ancora affermato di recente che «la cultura è una risposta alla crisi». Queste cifre tuttavia mascherano una realtà meno favorevole: difatti, una buona fetta dei finanziamenti della cultura proviene dagli enti locali, i quali, con la recente riforma della tassa professionale, hanno perso un’importante entrata fiscale. Mitterrand ha promesso che lo Stato compenserà il calo delle entrate subito da Comuni, Dipartimenti e Regioni. Ma la preoccupazione resta, visto l’impegno del Governo di diminuire del 10% la spesa pubblica. Tanto più che, con la finanziaria del 2010, la proprietà di un buon numero di monumenti storici è stata trasferita dallo Stato agli enti locali. Per quanto riguarda i musei, quest’anno è stato aperto il Pompidou-Metz (la cui costruzione è stata finanziata dagli enti locali). Sono previsti importanti lavori al Palais de Tokyo ed è in progetto la fondazione del nuovo Museo della storia di Francia. Per gli enti pubblici lo Stato ha stanziato quest’anno 350 milioni di euro. Le grandi istituzioni (Louvre, Orsay, Pompidou, quai Branly, Versailles ecc.) sono diventate autonome, alla ricerca di finanziamenti su tutti i fronti, grazie all’attività propria o anche presso i privati. Un margine di manovra che non hanno invece le strutture più piccole, minacciate dalla crisi. E che temono per il loro avvenire.