
Riservati e schivi, innamorati dell’arte antica, specie di quella veneto-lombarda tra Quattro e Settecento, Luciano e Agnese Sorlini hanno formato una raccolta di opere conferita dal 2000 alla Fondazione Sorlini di Carzago di Calvagese (Bs), con dipinti che da Giovanni Bellini e Paolo Veronese giungono a Canaletto, Francesco Guardi, Giandomenico Tiepolo. Ora hanno aggiunto un altro autore illustre acquisendo e riportando in Italia dopo decenni la prima opera firmata di Carpaccio, quel «Salvator Mundi e quattro apostoli» su cui l’artista tracciò il suo nome in veneziano, «Vetor Scarpazo»: una tavola dalla bibliografia sconfinata ma esposta solo a Londra nel 1912 e nel 1930, poi a Venezia nella mostra monografica del 1963. Alla fine dell’Ottocento il dipinto era a Venezia, presso il conte Antonio Contin di Castelseprio; passò poi a Firenze, di qui a Londra, poi ancora in Italia (collezione Contini Bonacossi), negli Stati Uniti e a Londra nuovamente. Qui l’hanno acquisita nel 2009 i Sorlini, che ora la espongono con gli altri dipinti nel loro palazzo seicentesco di Carzago (visitabile su prenotazione: info@sorlini.com).
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