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I tagli della finanziaria

Arte più povera. Anzi, poverissima.

Le misure peseranno in modo bruciante sui già bassi livelli delle risorse per la cultura e sull'operatività e l'efficacia dell'azione del Ministero

Il profeta

Roma. La struttura già impoverita dei beni culturali dovrà dare il proprio contributo alla manovra di riduzione delle spese nel triennio 2011-13, avviata dal Governo con il decreto legge n. 78/2010 nel contesto della politica europea di contrasto alla crisi economico-finanziaria. Il decreto (la cui conversione in legge dovrà concludersi entro il 30 luglio) sarà probabilmente modificato nel corso dell’esame parlamentare; l’attuale testo contiene soprattutto misure di carattere generale, che peseranno comunque fortemente sui bassi livelli delle risorse per la cultura e sull’operatività e l’efficacia dell’azione del Ministero per i Beni culturali.
Non sul piano finanziario, ma su quello squisitamente normativo, il decreto contiene due interventi preoccupanti sotto il profilo della tutela del patrimonio culturale e paesaggistico. Il primo riproduce il contenuto di un articolo del disegno di legge sulla semplificazione amministrativa (di conseguenza ora soppresso; cfr. lo scorso numero, p. 20) e interviene sulle procedure in materia di autorizzazione paesaggistica e di tutela del patrimonio culturale, in particolare sulle conferenze dei servizi, introducendo una forma di silenzio assenso fermamente contestata dalla stessa Commissione Cultura della Camera. Il secondo attribuisce addirittura ai Direttori generali la competenza a dichiarare opere, servizi e forniture «segreti» oppure «eseguibili con speciali misure di sicurezza», sottraendoli alle ordinarie procedure e controlli.
Le principali misure di contenimento delle spese sono riferite in particolare a:
- una ulteriore riduzione lineare del 10 per cento delle dotazioni finanziarie di ciascun Ministero, relative a spese non obbligatorie. Per il Mibac, tenendo conto di alcune voci escluse, si tratta di 58 milioni annui per il triennio 2011-13;
- la riduzione (in termini di percentuale dei compensi, di loro avocazione all’amministrazione di appartenenza, di numero di componenti) delle spese legate al funzionamento di organi di indirizzo, direzione e controllo (compresi, sembra, i commissari straordinari), e di organi collegiali di vario genere nell’ambito delle pubbliche amministrazioni, degli enti pubblici anche economici, degli organismi pubblici anche con personalità di diritto privato, degli enti che ricevono contributi dallo Stato, di quelli inseriti nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, delle società possedute totalmente dalle pubbliche amministrazioni (ad esempio Patrimonio dello Stato, Arcus, Ales, ma non sempre le definizioni degli enti coinvolti sono chiare);
- un drastico taglio delle spese delle pubbliche amministrazioni (e delle società inserite nel conto consolidato della pubblica amministrazione) per studi e consulenze, pubbliche relazioni, convegni, celebrazioni, cerimonie, mostre e pubblicità, sponsorizzazioni: spese che non potranno essere superiori al 20 per cento della spesa sostenuta nel 2009; le relative iniziative richiedono la preventiva autorizzazione del Ministero competente, devono svolgersi fuori dell’orario d’ufficio, non devono comportare straordinari o indennità di alcun genere né riposi compensativi per il personale impegnato. Queste disposizioni non si applicano alle mostre realizzate nell’ambito dell’attività istituzionale dagli enti vigilati dal Mibac (ma sembrerebbero applicabili alle attività istituzionali del Ministero!);
- il divieto di spese per missioni per un ammontare  superiore al 50 per cento della spesa sostenuta nel 2009, con alcune esclusioni tra cui  quelle strettamente connesse ad accordi internazionali ovvero indispensabili per partecipare a riunioni a livello internazionale ed europeo; è inoltre soppressa la diaria per le missioni all’estero. Restano salve le missioni per lo svolgimento di compiti ispettivi, per le quali però viene vietato l’uso del mezzo proprio (cfr. articolo qui a fianco);
- la riduzione del 50 per cento, rispetto al 2009, degli stanziamenti relativi al contributo dello Stato a enti, istituti, fondazioni e altri organismi. Un taglio che colpisce tutti i settori ma trova negli enti culturali il punto più critico, sia per il loro numero, sia soprattutto per il rilievo che essi assumono ai fini di un effettivo pluralismo culturale. È questo l’intervento più contestato, anche perché nell’ipotesi iniziale venivano direttamente individuati nel decreto enti e relative misure, attribuendo poteri di decisione e vigilanza al Ministero dell’Economia; merito di Bondi (sembra grazie anche all’intervento di Napolitano) aver recuperato il potere di valutare la distribuzione dei fondi pur se assai ridotti, che sarà definita entro il 30 luglio. Rispetto a quanto avvenuto negli anni precedenti (cfr. nel box qui sotto i contributi annuali destinati a ciascun ente nel periodo 2007-10) il 2011 vedrà non solo riduzioni ma anche soppressioni.
- un complesso di misure finalizzate alla riduzione delle spese relative al personale (che comprendono limitazioni al turn over, il taglio del 50 per cento della spesa per personale assunto con tutte le formule temporanee e delle spese per la formazione, il blocco della contrattazione) che certo non aiuteranno il Mibac. Soprattutto inciderà sull’attività la probabile corsa ai pensionamenti anticipati che potrà essere provocata dal complesso di misure del decreto in materia di trattamenti pensionistici e trattamenti di fine rapporto (cfr. articolo a p. 6);
- la possibilità di rimodulare con legge di bilancio (e quindi anche con l’assestamento di metà anno) le dotazioni finanziarie tra le «missioni» di ciascun Ministero, solo per motivate esigenze e limitatamente al triennio 2011-13. Si tratta di una possibilità (prima prevista solo tra programmi di una stessa missione) che può giocare in positivo, ma anche naturalmente in negativo; per il Mibac va tenuto presente che la gran parte del bilancio è compresa nella missione molto generale «Tutela e valorizzazione dei beni e attività culturali e paesaggistici» e in piccola parte in quella «Ricerca e innovazione»;
- infine, un intervento specifico e positivo: l’incremento di 18,5 milioni di euro dei fondi per la celebrazione del 150° dell’Unità d’Italia, destinato però al fondo per il funzionamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri e non al Mibac.
© Riproduzione riservata

di Marta Romana, da Il Giornale dell'Arte numero 300, luglio 2010


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