
Carzago di Calvagese (Bs). La Fondazione Sorlini, con dipinti che da Giovanni Bellini e Paolo Veronese giungono a Canaletto, Francesco Guardi, Giandomenico Tiepolo, ha aggiunto alle proprie raccolte un altro autore illustre acquisendo e riportando in Italia dopo decenni la prima opera firmata di Carpaccio: il «Salvator Mundi e quattro apostoli» su cui l’artista tracciò il suo nome in veneziano, «Vetor Scarpazo». Una tavola dalla bibliografia lunghissima, ma esposta solo a Londra nel 1912 e nel 1930, poi a Venezia nella mostra monografica del 1963. Alla fine dell’Ottocento il dipinto era a Venezia, presso il conte Antonio Contin di Castelseprio; passò poi a Firenze, di qui a Londra, poi ancora in Italia (collezione Contini Bonacossi), negli Stati Uniti e a Londra nuovamente. Qui l’hanno acquisita nel 2009 Luciano e Agnese Sorlini, che ora la espongono con gli altri dipinti nel loro palazzo seicentesco di Carzago (visitabile su prenotazione: info@sorlini.com). Fra gli studiosi la datazione oscilla tra il 1480 e il 1490, agli esordi comunque di Carpaccio: quest’ultima, secondo Enrico Maria Dal Pozzolo, parrebbe stilisticamente la data più attendibile, specie dopo i recenti esami riflettografici, che hanno poi evidenziato, oltre ai restauri pregressi e al pentimento nella mano che regge il globo, un’altissima qualità del disegno.