Amo la nuova Cina soprattutto perché è capace di fare le stesse cose che facciamo noi, solo che colà non perdon tempo con la seriosa giustificazione intellettuale e per questo arrivano, inesorabilmente, primi alla meta. Esempio lampante è stata l’organizzazione recente di un luogo che mi starebbe simpatico a prescindere, il Parco mondiale del cioccolato. In un primo tempo, mi ha lasciato perplesso la spiegazione compunta degli organizzatori che esso è stato concepito per dare «un impulso artistico e culturale tutto nuovo» a Pechino, nascente capitale mondiale. Amo sia il cioccolato sia l’impulso artistico e culturale, ma vedere sui due piedi il nesso vien difficile, accidenti. Poi ho studiato la cosa.
Fate conto la Cité des Sciences et de l’Industrie della Villette, dove la curiosità e l’interattività regnano sovrane, ma in cui ci si aggira tra proposte di ben diversa attrattiva. Per dire, nella sezione «Ingegnosa innovazione» si fa esperienza della più grande cascata di cioccolato della Cina. Si giunge poi alla sezione «Opere d’arte a grandezza naturale», ed è l’apoteosi: si sono la più lunga Grande Muraglia di cioccolato del mondo, le più grandi Grotte di Dunhuang di cioccolato, le più grandi statue dell’Esercito di Terracotta di cioccolato, la più lunga rappresentazione delle scene sul fiume per la Festa dei Defunti, e per non sbagliarci, la prima automobile a dimensione originale fatta tutta di cioccolato: «La Bmw, spiegano, è l’unica automobile al mondo ad essere interamente realizzata con il cioccolato.
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