
Aosta. I tesori del Ducato estense di Ferrara, Modena e Reggio Emilia, conservati alla Galleria Estense di Modena e al Palazzo Ducale di Sassuolo, dal 12 giugno al primo novembre sono esposti al Museo Archeologico Regionale nella rassegna «Rinascimento privato. Aspetti inconsueti del collezionismo degli Este da Dosso Dossi a Brueghel», curata dal soprintendente di Siena e Modena Mario Scalini (catalogo Silvana Editoriale). La rassegna, che mutua il titolo dal noto romanzo del 1986 di Maria Bellonci dedicato a Isabella d’Este, riunisce una trentina tra dipinti e affreschi di Dossi, Brueghel, Corneille de Lyon e Lelio Orsi, bronzetti, trionfi da tavola, ma soprattutto 117 monete d’oro risalenti al periodo punico, greco, magnogreco, romano e medievale provenienti dal Medagliere Estense e 500 gemme antiche (calcedoni, lapislazzuli, corniole, ametiste, eliotropi e i granati nelle rare forme del piropo e dell’almandino provenienti da Cipro, Anatolia, Afghanistan e Sri Lanka) finora mai esposte. Scalini ha puntato infatti sui materiali eterogenei dall’antichità romana sino a tutto il Cinquecento per illustrare la grande varietà del collezionismo della casa regnante ferrarese-modenese, ancora ricchissima nonostante le dispersioni causate dalla devoluzione di Ferrara alla Chiesa nel 1598 e dalla vendita di Dresda del 1746, nonché dalle requisizioni napoleoniche di fine Settecento. Tra gli oggetti più rari e preziosi, vere passioni antiquarie dei duchi Leonello, Borso e Alfonso I d’Este, nonché dei cardinali Ippolito I e Ippolito II, un rilievo marmoreo raffigurante «Bacco e Menadi» e un bassorilievo con lo «Zodiaco e il divino Phanes generato dall’uovo cosmico».