roma. Aria un po’ di smobilitazione nella seduta del 28 aprile scorso: pochi avvocati, pochi giornalisti, nessun teste a deporre. Il pubblico ministero Paolo Giorgio Ferri che per tantissimi anni ha lavorato non solo a questo processo, ma in generale al contrasto dei fenomeni collegati degli scavi clandestini, commercio ed esportazione illegale di beni culturali dall’Italia infine, ha lasciato (è ora al Ministero, cfr. intervista a p. 58), passando il testimone a Eugenio Albamonte, da ottobre a Roma. Il quale però, spiega l’avvocato Alessandro Vannucci difensore di Bob Hecht, a fine aprile non sapeva nemmeno di questo processo. Hecht vive a Parigi, doveva testimoniare e non si è presentato ma, promette Vannucci, se per la prossima udienza il 13 ottobre il nuovo pm avrà studiato le carte processuali e sarà in grado di sostenere l’esame del teste lo farà venire, sempre salute permettendo visti i suoi 91 anni. Vannucci fa anche espressa richiesta di sentire alcuni teste dell’accusa a cui il pm Ferri la volta scorsa aveva rinunciato, Robin Symes e Gianfranco Becchina in particolare.
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