
roma. Giacomo Medici è stato un personaggio chiave nel commercio archeologico, al centro di scoperte e polemiche fin dagli anni Settanta, col cratere di Eufronio esposto per la prima volta nel 1973 al Metropolitan Museum di New York, che due anni fa l’ha restituito, e il demone etrusco Tuchulcha rinvenuto nella sua proprietà di Greppe Sant’Angelo a Cerveteri. Nel 1995 una perquisizione al Porto Franco di Ginevra, città dove Medici aveva aperto una galleria d’arte, porta a un processo all’inizio unitario, poi diviso in vari tronconi di cui uno a carico di Medici, a seguito della sua richiesta di rito abbreviato, uno a carico della ex curatrice del Getty Marion True e dell’antiquario Bob Hecht. Abbiamo seguito quest’ultimo filone in tutto il suo iter processuale. Oggi intervistiamo Medici, già condannato in primo grado a 10 anni ridotti a 8 in appello, per avere la sua versione dei fatti. Tutto parte a metà degli anni Novanta quando Alessandra De Marchi denuncia il furto di due capitelli e un sarcofago nella sua villa al Circeo.
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