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Restauro


Il cuore romano di Westminster

È tornato visibile il pavimento cosmatesco commissionato da Enrico III

Il pavimento cosmatesco dell'abbazia di Westminster

Londra. A partire da questo mese i visitatori dell’Abbazia di Westminster potranno vedere il grande pavimento cosmatesco per la prima volta dopo 150 anni. Due anni di intensi lavori di pulizia e restauro, diretti dal capoconservatore dell’Abbazia, Vanessa Simeoni, hanno rimosso gli strati di sporco svelando il complesso e variopinto disegno dell’opera.
Il mosaico fu posato davanti all’altare principale nel 1268 sotto la supervisione dell’artista romano Odorico, cui l’opera era stata commissionata da Enrico III (1207-72). L’idea fu concepita dal messo di Enrico, l’abate Richard de Ware, che è sepolto sotto il pavimento.
Lo stile cosmatesco prende il nome dalla famiglia di artigiani italiani che lavoravano con un sistema di intarsi geometrici di pietre di sagoma e formato differenti (diversamente dai quadratini di uguale dimensione utilizzati nei mosaici classici). Quello nella Cattedrale di Westminster è il più raffinato esempio fuori dall’Italia, nonché il più grande (7,6x7,6 m) e il meglio conservato, con circa la metà dei suoi elementi originari nella loro collocazione. Il disegno geometrico del pavimento, a cerchi, fiori e variazioni astratte, rappresenta la durata del mondo (19.683 anni) secondo il sistema tolemaico che colloca la Terra al centro dell’Universo. Nel disegno principale tracciato in marmo di Purbeck sono inseriti porfidi porpora e verde, calcari gialli e bianchi e vetri opachi bianchi, turchese, rosso e blu cobalto.
Si ha notizia di tre principali restauri effettuati in passato: nel 1660, tra il 1697 e il 1719 e negli anni 1860-89 ad opera di Sir George Gilbert Scott. L’intervento di quest’ultimo si avvicina talmente all’originale da lasciare senza parole lo stesso restauratore Ned Shärer: «Utilizzò materiali duecenteschi e riprodusse il mastice originale con un impasto di polvere di mattone e ghiaia del Tamigi».
Appena conclusi i restauri di Scott, uno spesso tappeto fu posato sul pavimento che, da allora, è stato visto raramente. L’ultima volta fu mostrato al pubblico nel 1996, ma uno strato di cera, sporcizia, fuliggine, grasso d’oca e olio di lino lo oscuravano quasi completamente.
Il restauro odierno è stato preceduto nel 2002 da una fase di progettazione e analisi preliminari. Nel 2003 il pavimento subì una pulitura che rimosse lo sporco superficiale, ma lo lasciò chiazzato. Il restauro vero e proprio è iniziato nel maggio 2008, dopo una raccolta di fondi dell’ammontare di 535mila sterline da parte di John Paul Getty Jr Charitable Trust, The Getty Foundation, The Pilgrim Trust e The Siegmund Warburg Voluntary Settlement, una piccola somma paragonata ai 23 milioni di sterline di ristrutturazione dell’intera Abbazia.
Una pulizia accurata e il consolidamento tramite polimero acrilico Paraloid B-72 costituiscono la maggior parte del lavoro, ma metodi scientificamente all’avanguardia sono stati impiegati parallelamente alle tecniche tradizionali. Per fare un esempio Marina Sokhan, a capo del laboratorio di restauro della City & Guilds of London Art School, ha utilizzato con successo un laser Nd Yag Q-Switch.
© Riproduzione riservata

di Viv Lawes, da Il Giornale dell'Arte numero 298, maggio 2010

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