
Con la mostra «Altino: vetri di laguna», un confronto tra i vetri romani antichi e quelli contemporanei focalizzato non sulle forme ma sulle diverse tecniche esecutive, il 15 maggio avranno inizio le celebrazioni per il cinquantenario della fondazione del Museo Nazionale di Altino (Venezia), inserito all’interno di una vasta area archeologica. All’inizio diretto da Giulia Fogolari, poi da Bianca Maria Scarfì e Michele Tombolani, dal 1987 il Museo è guidato da Margherita Tirelli. Il 29 maggio del 1960, quando fu inaugurato, il museo contava mille reperti, lievitati a 40mila (tra cui 2mila corredi tombali, principalmente di epoca romana) grazie alle campagne di scavo condotte con cadenza annuale dal 1966. Lo scavo più significativo dell’ultimo decennio ha riguardato il santuario, nel cantiere del nuovo museo: un’area sacra risalente al X secolo a.C., che retrodaterebbe quindi di ben tre secoli la fondazione della città. Prima di questa scoperta infatti, si riteneva che le origini di Altino risalissero al VII secolo.
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