
venezia. Cento anni di storia russa ripercorsi attraverso l’arte, l’architettura, la pubblicità: questo l’obiettivo dei due curatori, Giuseppe Barbieri e Silvia Burini, della mostra «Russie/memorie/mistificazione/immaginario. Arte russa del ’900 delle collezioni Morgante e Sandretti», aperta all’Università di Ca’ Foscari sino al 25 luglio. La «mistificazione» riguarda soprattutto, come ovvio, il periodo della dittatura stalinista, all’inizio del percorso, con il culto della personalità; la diffusione sui mezzi pubblici dei manifesti, cui collaborarono anche Majakovskij e Rodcenko, e il cinema di propaganda. Si arriva al punto, attraverso la propaganda, di far penetrare nell’immaginario collettivo un palazzo mai edificato: quello del Soviet, che avrebbe dovuto essere il più alto del mondo, a fronte dell’altro grande monumento, questo sì realizzato a tempo di record, la metropolitana di Mosca. Il disgelo avviene agli inizi degli anni Sessanta sia in campo letterario sia artistico, ma nella forma dell’underground con i samizdat scrittori (i libri editi in proprio) e le opere d’arte mostrate nelle cucine delle case.
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