venezia. In 75 opere tra dipinti, sculture, design e fotografie, Vivien Greene, curatrice della mostra «Utopia Matters. Dalle confraternite al Bauhaus», aperta dal primo maggio al 25 luglio nella Collezione Peggy Guggenheim, propone una sintesi dei movimenti che, a partire dagli inizi del XIX secolo, perseguirono l’obiettivo di fondere insieme arte e vita. I primi furono i Nazareni viennesi, che nei primi anni dell’Ottocento partirono da un’istanza antiaccademica per approdare, nel 1810, a Roma, a una comunità di tipo monastico, l’unica in grado di garantire la piena attuazione dei loro ideali estetici. Tesi alla riscoperta del primo Rinascimento, dipingevano soggetti religiosi o cavallereschi, come esemplifica il quadro «Il conte d’Asburgo e il prete» (1809-10) di Franz Pforr, fondatore del gruppo insieme a Friedrich Overbeck. Il Medioevo come fonte di ispirazione e come modello di vita corporativa sottende anche all’esperienza dei Preraffaelliti, che esordiscono a Londra nel 1848. Protagonisti, William Holman Hunt, Dante Gabriele Rossetti e John Everett Millais, del quale è esposto il disegno preparatorio per «Cristo nella casa dei genitori» (1850 ), un’opera all’epoca considerata blasfema.
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