
roma. Nessun artista, a Roma, può eludere il rapporto col sottosuolo, territorio geologico, storico e psichico. È una relazione che ispira le mostre organizzate nella Fondazione Volume!, che ha sede in un edificio a Trastevere in locali nei quali, di volta in volta, gli artisti possono operare attraverso rimaneggiamenti architettonici e scavi, ricreando lo spazio, con esiti che mettono in rapporto arte contemporanea e modus operandi archeologico, prassi installativa e architettura. Era inevitabile che prima o poi, misurarsi con quegli spazi toccasse a Gregor Schneider, l’artista tedesco che spesso chiama i visitatori delle sue installazioni a intraprendere (come alla 49ma Biennale di Venezia nel 2001) non sempre agevoli percorsi fra intricate strutture che saturano l’ambiente, labirinti e sculture oggettuali. Tema centrale del suo lavoro, il rapporto con la morte, fra ritualità e tabù, mito e simbolo. L’opera, allestita sino a tutto giugno, è un crescendo a forte impatto emotivo. La prima stanza è un ambiente asettico e bianco, illuminato da una luce raggelante come un obitorio.
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