
Io ringrazio Bruno Zevi e comincio subito dicendo che mi sono molto meravigliato, in questi ultimi giorni, di aver accettato di far parte di questa celebrazione. Perché? Io Ragghianti l’ho conosciuto soltanto nel breve spazio di dieci minuti, dopo di allora nel ’46, non l’ho mai più visto, non ci ho mai più parlato, sono stato occasionalmente in rapporto epistolare con lui una o due volte, non ho mai conosciuto la moglie Licia Collobi, ho conosciuto molti dei suoi allievi.Quindi non esiste nessun rapporto personale o di amicizia che mi abbia spinto ad accettare di far parte di questa celebrazione. Non ho mai seguito Ragghianti ciecamente in molte delle sue attribuzioni storico-artistiche e debbo dire, in verità, che molto spesso sono stato in disaccordo con lui, anche se non l’ho scritto o non l’ho detto. Quindi non esiste una dipendenza di carattere, diciamo, scientifico o filologico, rispetto all’attività, in questo campo, di Ragghianti. Non ho mai molto amato il suo cieco crocianesimo che, a mio avviso, era addirittura un fatto mistico, religioso.
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