«Ciao come stai? Io bene» ti assale la sconosciuta che si ferma al tuo tavolino al bar. «Ma scommetto che non ti ricordi di me», incalza. No, in effetti... Ah sì, ora ti pare di riconoscerla, dietro quello sguardo eccitato aggressivo, la tua vecchia compagna d’Università, la secchiona che si era laureata (ebbe dignità di stampa) con una tesi sul carteggio tra il minusiere Brusaporto da Nichelino e il miniatore di corte Uguccione Strozzacane detto lo Scarnafigi, e che poi era entrata come supplente ab aeternum in un liceo in periferia, senza tuttavia rinunciare a qualche pubblicazioncella. A bruciapelo ti rivela: «Sai che mi sono buttata sul contemporaneo?». E alla luce dell’improvvisa folgorazione (chissà verso quale Damasco, se tra le brume di Kassel o le sabbie di Dakar), ti spieghi anche la frangetta corta, la scarpa bassa, la collana in lana cotta, l’occhiale Tom Ford con la montatura spessa, la bicicletta finto scassata coi freni a bacchetta che inforcherà una volta fuori da qui (c’è in lei qualcosa che non va, come un nodo alla cravatta di dimensioni normali su un presentatore meteo di Mediaset).
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