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Dopo 10 anni anche l’Italia si adegua

La ricchezza «archeologica» dei fondali marini italiani, oggetto di tutela Unesco. © Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia

A dieci anni dalla sua istituzione la Convenzione Unesco per la protezione del patrimonio culturale sommerso entra formalmente in vigore anche in Italia. Si tratta di un importante trattato internazionale che ha come scopo la salvaguardia del patrimonio culturale subacqueo dei paesi aderenti. In Italia la Convenzione era stata ratificata dal Parlamento il 23 ottobre del 2009, ma trova solo oggi applicazione. Soddisfazione è stata espressa da Sebastiano Tusa, soprintendente del Mare della Regione Sicilia che ha seguito la gestazione dell’accordo e ha contribuito a redigerla nell’ambito della delegazione italiana. Tusa sottolinea l'importanza dell’adesione italiana: «Viene sancito il principio fondamentale che il patrimonio culturale sommerso non può essere commercializzato e possiede un interesse comune per l’umanità», ha dichiarato. Tra i principi innovativi quello che stabilisce la necessità di scegliere la conservazione in situ dei relitti, dei reperti e delle strutture archeologiche sommerse.

di Giusi Diana, da Il Giornale dell'Arte numero 298, maggio 2010


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