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Piemonte e Veneto ora sono leghiste

Che cosa cambierà con l'arte Legata

Ne abbiamo parlato con Philippe Daverio, che era stato assessore a Milano con un Sindaco leghista: «La Lega è l’erede diretta della Democrazia cristiana: allo stesso modo non disprezza l’arte contemporanea, ma se ne disinteressa»

Philippe Daverio

Il volto, marcato dai grandi occhiali rotondi, occupa ogni domenica per intero lo schermo tv: Philippe Daverio alias «Passepartout» ti guarda negli occhi e ti spiazza con il suo linguaggio ricco di scarti laterali. Parla d’arte, ma trasmette curiosità e provocazione. Un tempo gallerista, Daverio è critico ed esperto d’arte, consulente di istituzioni ed enti (per il Comune di Palermo cura il progetto «Terra Omnia»), dirige il mensile «Art e dossier», è giornalista, conferenziere, tiene corsi all’università Iulm. Nella sua storia c’è anche l’assessorato alla cultura nella prima giunta leghista del comune di Milano con il sindaco Marco Formentini. «È stato un caso: Daverio sorride al ricordo. Non c’entravo niente. Non ero legato alla Lega ma a Marco Formentini, un fenomeno atipico che infatti è stato immediatamente accantonato».Che posto occupa oggi l’arte nella politica culturale della Lega Nord? Tra Lega e arte non c’è alcun rapporto. Quindici anni fa era diverso. La Lega organizzava ...
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(il testo integrale è disponibile per gli abbonati)

di Edek Osser, da Il Giornale dell'Arte numero 298, maggio 2010


  • Philippe Daverio e sua moglie Elena all'ultima Biennale di Venezia nei panni di Alberto Sordi e consorte nelle loro indimenticabili vacanze intelligenti (particolare) © Mauro Raponi

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